La pratica

mosaico

L’Astanga Yoga, affonda le proprie radici negli antichi testi indiani in particolare negli yoga Sutra di Patanjali. Testo risalente circa al 400 dC composto da 196 aforismi e con il fine di accompagnare l’individuo attraverso la liberazione della condizione di sofferenza insita nella condizione umana per poter raggiungere il Samadhi (realizzazione o beatitudine).
Nel sūtra I.2 Patañjali definisce lo Yoga come “cessazione (nirodhaḥ) degli stati (vṛtti) psicomentali (citta)”.
Il percorso verso il samādhi (e quindi la liberazione) si articola in otto fasi: gli aṣṭāṅga (“otto membra”) dello Yoga sono (II.29):

Yama – Regole etiche
Niyama – Osservanze, discipline corporali e psichiche
Asana – Posture
Pranayama – Sviluppo del prana o energia vitale
Pratyahara – Controllo dei sensi
Dharana – Concentrazione
Dhyana – Meditazione
Samadhi – Realizzazione – Beatitudine

L’Astanga Yoga è frutto dell’esperienza e della conoscenza di Sri K.Pattabhi Jois, il metodo da lui trasmesso, può definirsi “scientifico”: respiro e movimento sincronizzati tra loro (Vinyasa) collegano le asana in un ordine preciso e codificato. Il sistema del Vinyasa si articola in tre serie di sequenze di diversa intensità ed effetto.
La prima serie (Yoga Chikitsa) è terapeutica: elimina le tossine e riallinea il corpo. La serie intermedia (Nadi Sodhana) purifica il sistema nervoso attraverso l’apertura e la pulizia dei canali energetici. Le serie avanzate (Stira Bhagah Samapta) integrano la forza e la grazia della pratica e richiedono un alto livello di flessibilità ed umiltà.
La corretta esecuzione della sequenza acquisisce un’ importanza fondamentale poiché ogni postura o gruppo di posture ha un particolare effetto che può essere bilanciato o equilibrato da un’altra postura o gruppo di posture successive. Il movimento tra le posture è molto importante ed è parte integrante della pratica. Respiro, movimento e sguardo sono sempre perfettamente sincronizzati, fino a fondersi e diventare un tutt’uno.
Posture (Asana), un respiro libero e pieno, e un punto dove indirizzare lo sguardo(drishti) sono l’essenza di questo metodo.
Durante la pratica si utilizza una particolare tecnica di respiro “sonoro” detta Ujjay e si fa uso di Mula-bandha e Uddyana -bandha
Ujjay (respiro vittorioso) – la consapevolezza del respiro è la base per una corretta pratica delle asana. Tenendo la gola aperta e rilassata, inspirando ed espirando attraverso il naso, si produce una leggera chiusura della glottide, l’aria che entra ed esce produrrà un suono. La qualità del respiro della respirazione Ujjay deve essere dolce, profonda e forte. La respirazione sarà completa quando i polmoni saranno vuoti o pieni. Una profonda espirazione finirà al di sotto dell’ombelico. Una profonda inspirazione espanderà la schiena, la zona lombare ed il torace intorno al diaframma, riempiendo la zona del cuore.
Bandha – in sanscrito significa “chiusura”.
Mula-bandha o“chiusura della radice”, è la contrazione dell’ano che implica la contrazione del centro del perineo e dei genitali.
Uḍḍīyāna Bandha, che significa “volare verso l’alto”, è la contrazione della parte bassa addominale verso la colonna vertebrale, questo bandha è considerato il più importante in quanto supporta la nostra respirazione: impedisce la caduta degli organi addominali verso il basso permettendo così una piena espansione del diaframma.
Jàlandhara Bandha, “chiusura della gola”, si ottiene abbassando leggermente il mento mentre si solleva lo sterno e portando lo sguardo alla punta del naso.
Drishti – in sanscrito significa “sguardo”, ovvero il punto dove direzionare lo sguardo e l’intenzione durante la pratica. In ogni postura e durante il movimento che collega un’asana e l’altra c’è uno specifico punto dove guardare. Il drishti è molto importante per una corretta pratica dello Yoga, è uno strumento che aiuta a quietare la mente sviluppando la concentrazione, a rivolgere l’attenzione verso “l’interno”, portando nel tempo la pratica da un’esperienza puramente fisica verso uno stato meditativo, di profonda consapevolezza.
La sincronia tra movimento e respiro, insieme all’utilizzo di Mulabandha e Uddiyanabandha, producono un intenso calore interno, questo calore purifica i muscoli e gli organi facendo espellere le tossine nocive e diffondendo nell’organismo gli ormoni benefici e i sali minerali che possono nutrire il corpo. Il Vinyasa rende il sangue fluido e assicura un’efficiente circolazione; il risultato è un corpo forte e leggero.
L’Astanga Yoga se praticato con devozione, regolarità, consente al corpo di equilibrarsi, purificarsi e fortificarsi; alla mente di acquisire concentrazione e stabilità, allo spirito di elevarsi e ottenere consapevolezza.
La pratica richiede di essere a stomaco vuoto da almeno 3-4 ore, di avere un corpo pulito da profumi e creme e libero da anelli, collane e bracciali, etc.. L’abbigliamento deve essere il più possibile confortevole, in fibra naturale o traspirante e che non ostacoli il movimento; l’abbondante sudorazione che si produce, frutto del lavoro di purificazione, è assolutamente normale. Non è necessario bere durante la pratica, anzi è consigliato aspettare almeno 30 minuti dopo la fine della lezione.

PATTABHI JOIS


Pattabhi Jois, nato nel 1915, iniziò i suoi studi nel 1927 all’età di 12 anni, sotto la guida di Sri T. Krishnamacharya. Dal 1930 al 1956 ha studiato Sanskrit Sahitya Veda e Advaita Vedanta presso il Mysore Maharaja Sanskrit College. Si è dedicato alla pratica quotidiana delle asana ed all’approfondimento dello yoga, studiando gli antichi testi originali. Ricevuto il grado di Vidwan nel 1937 è stato nominato professore e direttore del dipartimento di yoga presso il Maharaja Sanskrit College di Mysore e ha ricoperto questo incarico fino al 1973. Nel 1948 ha costituito il primo instituto per l’insegnamento di questa pratica yoga: l’Ashtanga Yoga Research Institute con lo scopo di praticare e sperimentare il valore curativo dello yoga come descritto negli antichi testi. Dal 1976 al 1978 è stato professore onorario di yoga presso il Government College of Indian Medicine. Sri K. Pattabhi Jois è diventato famoso grazie all’insegnamento di un metodo, l’Astanga Yoga, caratterizzato dal Vinyasa: sistema di respiro e movimento.

Il metodo, insieme al sistema del Vinyasa sembra affondare le proprie radici in un antico testo sanscrito, lo “Yoga Korunta” che Sri K. Pattabhi Jois insieme al suo maestro Sri T. Krishnamacharya, avrebbero tradotto e decifrato.

Commenti disabilitati su La pratica

Comments are closed at this time.